Rotta del Mare del Nord, la Russia lancia un piano di sviluppo per il 2035

A dicembre 2019, il governo russo ha firmato un piano di sviluppo della Rotta del Mare del Nord, rotta navale che corre parallelamente alle coste settentrionali della Siberia, attraversando le acque della Zona economica esclusiva russa nell’Artico.

Lo scioglimento dei ghiacciai artici sta aprendo nuove possibilità per il traffico navale del tratto, rendendo questo passaggio marittimo uno scenario di importanza geostrategica per Mosca. Secondo uno studio dell’Economic Journal, l’aumento della viabilità commerciale lungo la Rotta del Mare del Nord nei prossimi anni potrebbe portare a “notevoli cambiamenti nei flussi commerciali tra l’Asia e l’Europa, una deviazione degli scambi all’interno dell’Europa, un pesante traffico marittimo nell’Artico e un sostanziale calo del traffico di Suez”.

Il piano copre una vasta gamma di priorità strategiche, dallo sviluppo delle infrastrutture e dalla costruzione di nuove navi alla mappatura delle risorse naturali e al lancio in orbita di nuovi satelliti e attrezzature meteorologiche.

Ad aprile 2020, sarà avviato un programma regionale di esplorazione geologica ed entro giugno verranno pianificati progetti infrastrutturali, in primis un collegamento ferroviario, un porto navale e una struttura di stoccaggio di gas naturale liquefatto nella penisola di Yamal, nel nord-ovest siberiano.

Uno dei principali obiettivi del piano russo per la rotta del Mare del Nord è quello di ampliare il numero di navi commerciali. Entro il 2035 saranno costruite circa 40 nuove navi, tra cui diverse rompighiaccio nucleari, fondamentali per aprire canali navigabili nella spessa calotta glaciale artica.

Rosatom, società di proprietà dello Stato russo che opera nel settore dell’energia nucleare, ha interessi chiave nella rotta artica ed ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo del piano.

Mosca, per soddisfare le sue ambizioni artiche, avrà bisogno di un massiccio impiego di risorse naturali e quindi di coinvolgere le maggiori compagnie petrolifere e di gas del Paese, come Gazprom, Novatek e Rosneft.

di Valerio Ferri

L’Italia è uno dei nostri partner chiave prioritari in Europa

L’Italia è uno dei nostri partner chiave prioritari in Europa. Si tratta di un dato di fatto che non subisce variazioni a seconda delle fluttuazioni nella vita politica interna italiana. I governi vanno e vengono, ma rimangono invariati i reciproci interessi che affondano le proprie radici nella tradizione storica di rapporti amichevoli, collaborazione economica, vicinanza culturale e spirituale.

Sergey Razov, Ambasciatore della Federazione Russa in Italia

World Air Forces 2020 (FlightGlobal): la Russia è la seconda potenza aerea del mondo

Secondo il rapporto annuale World Air Forces 2020, pubblicato a dicembre 2019 da FlightGlobal, la Russia dispone di una forza aerea militare di oltre 4.000 aeromobili tra aerei ed elicotteri.

Mosca, a dicembre 2019, contava un totale di 4.163 velivoli militari (l’8% del totale mondiale), seconda solo a Washington che occupa il primo posto della classifica con 13.266 unità tra aerei ed elicotteri (il 25% su scala globale). Pechino si attesta al terzo posto con una forza aerea di 3.210 aeromobili (6%).

Secondo i dati di FlightGlobal i velivoli da guerra operativi nel mondo sono 53.890, il cui 39% è composto dalle flotte aeree statunitense, russa e cinese.

Rispetto al 2018, la forza aerea russa è aumentata di 85 velivoli, mentre, quella statunitense è diminuita di 132 effettivi. La Cina è cresciuta di 23 unità.

La Russia occupa un posto tra i primi quattro in tutte le categorie di flotte aeree militari:

  • secondo posto nella categoria aerei da combattimento con 1616 velivoli (11% su scala mondiale);
  • terzo posto nella categoria missioni speciali con 127 velivoli (6% su scala mondiale);
  • quarto posto nella categoria aerotanker con 19 velivoli (2% su scala mondiale);
  • secondo posto nella categoria aerei da trasporto con 424 velivoli (10% su scala mondiale);
  • secondo posto nella categoria elicotteri da combattimento con 1.481 velivoli (pari al 7% su scala mondiale);
  • terzo posto nella categoria aerei da addestramento con 496 velivoli (4% su scala mondiale).

La Russia ha una posizione di primo piano nel campo dell’industria aereospaziale, è protagonista nella top ten mondiale dei velivoli militari:

  • tra gli aerei da combattimento, i Sukhoi Su-27/30, i MiG-29, Sukhoi Su-25 e i Sukhoi Su-24 occupano il secondo, quinto, sesto e nono posto;
  • tra gli elicotteri da combattimento, i Mil Mi-8/17 e i Mil Mi-24/35 si trovano al secondo e al quinto posto.

di Valerio Ferri

World Air Forces 2020 (FlightGlobal): link

Putin commissiona un progetto per una nuova compagnia aerea russa dell’Estremo Oriente

Il presidente russo Vladimir Putin ha commissionato un progetto per la creazione di una nuova compagnia per il collegamento aereo delle regioni orientali del Paese, in particolare delle aree più remote.

Putin ha incaricato il Vicepresidente del Consiglio di sicurezza Dmitry Medvedev di presentare delle proposte per la creazione di una compagnia aerea che dovrà operare con aeromobili costruiti in Russia e alimentati da motori di fabbricazione nazionale.

Le proposte dovranno includere l’indicazione dei modelli di aeroplani più appropriati e della loro capacità passeggeri, afferma l’ufficio del presidente.

Medvedev è stato incaricato di elaborare le proposte entro la fine di gennaio.

Le proposte dovranno includere il progetto di una rete di rotte per il trasporto aereo regionale – tenendo conto della modernizzazione degli aeroporti nella regione e delle future prospettive di domanda dei passeggeri – e la determinazione di una data di inizio.

Aeroflot Group ha già una filiale in Estremo Oriente, Aurora, che ha sede a Yuzhno-Sakhalinsk. Altre compagnie aeree operano nella regione, tra cui Angara Airlines, Yakutia e IrAero.

di David Kaminski-Morrow

(Articolo apparso su www.flightglobal.com)

Le relazioni economiche italo-russe sono una necessità strategica per l’Italia

Mosca e Roma vantano una lunga tradizione di buoni rapporti diplomatici ed economici. Numerose aziende italiane operano nella Federazione Russa con stabilimenti produttivi in loco, attraverso investimenti diretti o in partnership con aziende locali. Il livello di import/export è altissimo: nel 2019 la Russia è stata il quinto fornitore di petrolio greggio e il primo importatore di gas naturali del nostro Paese.

Gli effetti sull’economia italiana delle sanzioni economiche europee alla Russia

Tuttavia, a partire dal 2014, l’Unione Europea, in risposta all’annessione della Crimea da parte della Russia, ha imposto a Mosca un duro regime di sanzioni commerciali. Gli effetti di questa politica economica hanno avuto un duro impatto sul volume degli scambi commerciali tra Federazione Russa e Italia.

Secondo i dati della Farnesina, tra 2015 e 2016 il valore dell’interscambio commerciale italo-russo è crollato da oltre 21 miliardi di Euro a 17,4 miliardi di Euro, un calo del 23,9%. In questo periodo, l’import italiano ha subito il colpo più duro (-46%), soprattutto nel settore dei combustibili, fondamentale per l’Italia: dalla Russia arriva il 65% del totale delle importazioni italiane. L’export italiano verso la Federazione Russa già nel 2015 ha visto un calo del 25,3% rispetto al 2014. Il settore che ha risentito maggiormente di questa caduta è quello dei macchinari, voce che assorbe il 26% degli acquisti russi.

L’Italia nel 2019 era al sesto posto nella classifica dei Paesi importatori e occupava lo stesso posto nella lista dei Paesi esportatori verso la Russia. L’Italia, nonostante sia tra i Paesi dell’Unione Europea che hanno subito in termini relativi la maggiore perdita economico-commerciale negli scambi con Mosca, resta il secondo partner commerciale europeo della Federazione Russa, preceduta solo dalla Germania.

Russia e Italia, tra complementarietà e grandi opportunità economiche

La Russia è il primo esportatore di risorse energetiche a livello globale, ma il suo settore industriale è relativamente ancora poco sviluppato, soprattutto per quanto riguarda l’area della produzione industriale leggera. L’Italia, invece, è carente di materie prime ma conta su un settore manifatturiero altamente diversificato e su una produzione agroalimentare di primordine. Questa complementarietà tra le due economie fa sì che quella tra Mosca e Roma sia una partnership economico-commerciale naturale e profondamente necessaria allo sviluppo di entrambi i Paesi.

La Federazione Russa comprende 85 soggetti territoriali organizzati, dal 2005, in 25 Zone Economiche Speciali (ZES), in “competizione” tra loro per attirare investimenti stranieri offrendo incentivi fiscali, doganali e amministrativi alle imprese estere che vi investono. Inoltre, Mosca ha lanciato negli ultimi anni un piano di modernizzazione economica. Questa fase di sviluppo non riguarda esclusivamente i settori strategici dell’economia russa ma anche il sistema infrastrutturale. Questa dinamica di modernizzazione ha aperto le porte di numerosi settori in pieno processo di crescita a potenziali collaborazioni straniere.

Il processo di modernizzazione e di espansione dell’economia russa, insieme al basso costo delle risorse energetiche e delle materie prime russe, è una occasione imperdibile per l’Italia. Il Bel Paese gode del favore dei consumatori russi, che considerano il “Made in Italy” sinonimo di qualità non solo nel settore delle “tre A” (abbagliamento, alimentare, arredamento) ma anche nel settore meccanico e tecnologico.

Per l’Italia le relazioni economiche bilaterali con la Russia sono di importanza strategica. La complementarietà tra i due sistemi economico-produttivi rende l’Italia il naturale ponte tra Federazione Russa e Unione Europea, proprio quest’ultima dovrebbe interrogarsi criticamente sulla dura politica di sanzioni verso Mosca e soprattutto sugli effetti che sta provocando sul breve e sul lungo periodo.

Valerio Ferri

 Fonte: InfoMercatiEsteri

 

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