La nascita della Russia, tra vocazione imperiale e centralizzazione politica

Tra XV e XVI secolo, in Europa, in Asia e in parte in Africa, sorsero numerosi imperi territoriali con governi centralizzati e burocratici. Questa dinamica transcontinentale segnò una cesura rispetto ai modelli sociopolitici precedenti di tipo “feudale” in cui il potere centrale del sovrano era controbilanciato dal potere locale di nobili, signori della guerra e capi tribù.

Il fenomeno principale che permise la formazione di nuovi attori imperiali nello scacchiere geopolitico eurasiatico fu l’ascesa e caduta dell’Impero mongolo tra XIII e XIV secolo.

Il condottiero mongolo Gengis Khan (1162-1227), al comando delle tribù nomadi delle steppe dell’entroterra asiatico, diede vita all’impero territoriale più grande della storia: l’Impero mongolo, che, alla fine XIII secolo, nel suo periodo di massima espansione, si estendeva dal Mar del Giappone al Mar Mediterraneo, uno spazio geopolitico che copriva un terzo della superficie terrestre.

L’elemento chiave che permise la creazione e il controllo di questo enorme impero fu la spietata e formidabile cavalleria mongola, i cavalieri mongoli potevano percorrere più di 150 kilometri al giorno galoppando su terreni accidentati e sopravvivere per giorni nutrendosi del sangue dei loro destrieri. Una forza militare che all’epoca non aveva eguali, la cui mobilità permetteva il rapido collegamento di ogni punto del vasto Impero mongolo, agendo anche da vettore economico su lunghissime distanze. La formazione dell’Impero mongolo portò alla nascita di un enorme spazio di interazione commerciale lungo le vie della seta che metteva in comunicazione tutta l’Eurasia continentale.

Nella seconda metà del XIV secolo, il potente condottiero turco Tamerlano invase e conquistò i territori che si estendevano dal Mar Nero al fiume Indo rompendo la frammentata unità imperiale ed economica mongola. La conquista del potere da parte della dinastia timuride, cioè dei discendenti di Tamerlano, segnò l’inizio dell’inesorabile declino dello spazio geopolitico mongolo-timuride.

Il collasso dell’immenso impero mongolo-timuride creò un vuoto di potere che fu rapidamente colmato da ambiziose dinastie locali che diedero forma a soggetti statali fortemente centralizzati con aspirazioni espansionistiche. Questo fenomeno epocale ebbe quattro conseguenze cruciali che ridisegnarono lo scacchiere geopolitico eurasiatico e le dinamiche globali: la comparsa di tre vasti imperi islamici che formavano una grande regione musulmana dal Marocco all’India; la nascita di imperi marittimi e mercantili europei occidentali proiettatti sugli oceani Atlantico e Indiano; la penetrazione nell’entroterra asiatico da parte dell’Impero cinese sotto la dinastia Ming; la nascita della Russia zarista e la sua espansione ad est, in Siberia, fino all’Oceano Pacifico e ad ovest, in Europa orientale.

Il nucleo embrionale della Russia era la Moscovia, una regione boschiva scarsamente popolata caratterizzata da un clima estremamente rigido, che dal XIII secolo era dominata dal khanato tartaro-mongolo dell’Orda d’Oro. Nel XV secolo le famiglie dell’aristocrazia terriera russa si allearono con l’obiettivo di unificare i popoli Rus’ e di opporsi al dominio musulmano dell’Orda d’Oro. Nel 1476, Ivan III, Principe di Mosca, sancì di fatto l’indipendenza della Russia rifiutandosi di pagare i tributi imposti dal Khan che lanciò un attacco alla Moscovia. I russi, dopo quattro anni di duri combattimenti, costrinsero le truppe tartaro-mongole a ripiegare verso le steppe asiatiche e si lanciarono in una guerra di espansione che segnò la fine dell’Orda d’Oro e che quadruplicò l’estensione dei territori russi.  

Nel 1547 salì al trono Ivan IV detto “il Terribile”, il primo sovrano russo con il titolo di Zar, cioè “Cesare”. Dichiarò una guerra spietata ai boiardi, l’aristocrazia terriera russa che controllava le campagne, con l’obiettivo di centralizzare il potere. Creò una spietata milizia personale, gli opričniki (da Opričnina, il territorio governato personalmente dallo zar), con compiti di repressione dei focolai di resistenza boiarda. Conosciuti come i “cani dello zar”, gli opričniki vestivano di nero e cavalcavano destrieri dello stesso colore, il loro simbolo era la testa di cane e la scopa, per azzannare e spazzare via i nemici dello zar.

Alla morte del primo zar, nel 1584, l’aristocrazia boiarda si ribellò al potere centrale, la rivolta presto si trasformò in una guerra civile tra famiglie nobili per il trono di Russia. Solo nel 1613, Michele Romanov, esponente di una potente dinastia boiarda, riuscì ad imporsi e a prendere il potere. I Romanov resteranno al potere in Russia fino alla Rivoluzione bolscevica del 1917.

Se Ivan IV aveva dato vita ad un feroce antagonismo tra monarchia e aristocrazia per centralizzare il governo della Russia, i Romanov riuscirono a farlo integrando l’aristocrazia boiarda nel sistema di potere. Nel 1722, lo zar Pietro I istituì la Tavola dei Ranghi, un ordine gerarchico dei nobili russi che prestavano servizio per il governo di Mosca, trasformando così l’aristocrazia terriera in nobiltà di corte. Pietro I, tutt’oggi considerato un eroe nazionale russo, modernizzò la Russia facendone un potente impero proiettato verso il mondo europeo. Fece costruire, su modello delle città europee, San Pietroburgo, la “finestra sull’occidente”, impose alla popolazione il taglio della tradizionale barba russa per europeizzare la società. Sostituì il calendario bizantino con quello giuliano e attuò una riforma monetaria per omogeneizzare il sistema economico.

Pietro I non solo riorganizzò il sistema politico interno russo ma avviò una campagna espansionista che durerà per tutto il XVIII secolo. Con la Grande guerra del nord (1700-1721) la Russia zarista si aprì uno sbocco marittimo sul Baltico. Mosca si fece paladina della causa delle popolazioni slave di fede cristiana ortodossa sotto al dominio musulmano dell’Impero ottomano e, sfruttando il declino di quest’ultimo, estese i domini russi fino alle coste settentrionali del Mar Nero. All’inizio del XIX secolo la frontiera ovest dell’Impero russo correva dal Mar Baltico ai Balcani.

Parallelamente all’allargamento verso occidente, la Russia si lanciò alla conquista della Siberia. Già Ivan in Terribile, nel 1552, distrusse e conquistò il Khanato del Kazan, che si trovava tra il fiume Volga e i monti Urali. Alla fine del XVI secolo, Mosca mosse guerra al khanato tartaro della Siberia, le feroci popolazioni tartare tenevano da secoli sotto scacco la regione della Moscovia: ogni anno migliaia di russi erano deportati e venduti come schiavi lungo le rotte commerciali della Crimea, il secondo serbatoio di schiavi del mondo dopo l’Africa. La lotta ai tartari durò per due secoli e portò alla conquista totale dell’Asia settentrionale nel 1796.

All’inizio del XIX secolo, forgiata da più di tre secoli di guerre, la Russia si estendeva immensa dall’Europa orientale all’Oceano Pacifico, un enorme attore statale a cavallo tra Europa e Asia che, fino ad oggi, non ha mai smesso di giocare un ruolo determinante nella geopolitica globale.

 di Valerio Ferri

Coronavirus, una minaccia alla crescita economica della Russia nello scenario internazionale

L’epidemia di coronavirus si sta profilando come la prima seria prova della stabilità della Russia. In questo momento di emergenza sanitaria globale, il Paese si trova in serie difficoltà per quanto riguarda l’attuazione del suo piano di crescita economica prefissato per i prossimi mesi, al fine di ampliare gli obiettivi di stabilità che la politica economica russa ha acquisito nel 2014 come suo fondamento.

L’ex-Ministro delle Finanze russo Anton Siluanov ha rassicurato sull’inalterata capacità della Russia di portare avanti le misure stabilite per aumentare la spesa di 1,3 punti percentuali, al fine di riacquisire una crescita del PIL ampiamente superiore al 2%. Ma il Ministero dell’Economia ha dichiarato che la previsione di crescita per l’anno è notevolmente ridotta.

Le misure di stimolo fiscale messe in atto per sostenere il piano di crescita programmato per il futuro potrebbero non risultare idonee nemmeno per fronteggiare la situazione attuale. Infatti, i precedenti anni di austerità e la spinta fiscale rischiano di non portare al risultato auspicato: l’impatto positivo che sicuramente si riscontrerà per quanto riguarda la crescita dell’economia interna, sarà presumibilmente controbilanciato dal rischio rappresentato dall’inevitabile recessione dell’economia globale causata dall’emergenza Covid-19, che impatta profondamente sui mercati finanziari promettendo una performance tra le peggiori dalla crisi economica mondiale del 2008.

Precedentemente allo scoppio della pandemia, la Banca di Russia aveva previsto che il contributo alla ripresa, apportato dalla componente di esportazione, di 0,6 punti percentuali sarebbe stato decisivo al raggiungimento del tasso di crescita sperato. Aspettative decisamente ridimensionate negli ultimi giorni da parte degli economisti dell’Alfa-Bank di Mosca i quali dichiarano che ci si aspetta una crescita contenuta dell’1,8% su base annua.

In uno scenario post-Covid-19, l’auspicato rilancio portato dalle esportazioni, visto il calo del commercio a livello globale e il rallentamento economico dei maggiori partner commerciali della Russia, quali la Cina e l’Unione Europea, potrebbe addirittura rivelarsi negativo.

Per quanto riguarda la politica monetaria, la Banca Centrale Russa (CBR) deve ora fronteggiare una situazione di instabilità dei mercati e un’economia globale in fase di indebolimento. Il Governatore della CBR Elvira Nabiullina ha disatteso le aspettative degli analisti, convinti che si sarebbe riusciti a far fronte alle problematiche con un ulteriore taglio dei tassi d’interesse. Il rilancio dell’economia non può partire dalla CBR, in quanto manovre di espansione della politica monetaria si scontrano con il timore di indebolire ulteriormente la moneta e di alimentare l’inflazione, già al di sotto del limite prefissato del 4%. Occorre uno spostamento verso posizioni più conservatrici per far fronte all’elevata volatilità del rublo.

Il coronavirus avrebbe ricadute consistenti anche per quanto riguarda la domanda e il conseguente prezzo del petrolio: negli ultimi giorni la necessità è quella di limitarne l’offerta e impedire così il crollo del prezzo.

I membri dell’OPEC e la Russia si sono incontrati a Vienna per discutere su come stabilizzare il costo della merce e mettere a punto tagli all’offerta volti a mitigare il drastico calo della domanda causato dall’epidemia globale. Ma la Russia non accoglie la richiesta dei tagli sulla propria produzione di petrolio, probabilmente attuando una ritorsione nei confronti degli Stati Uniti a causa delle sanzioni emanate da questi a seguito dell’ingerenza russa nelle elezioni americane.

La reazione della compagnia petrolifera statale dell’Arabia Saudita, la Saudi Aramco, è stata quella di tagliare i prezzi del greggio annunciando ulteriori provvedimenti per il mese di aprile, tra cui un incremento della produzione e il calo del prezzo di vendita agli Stati Uniti, all’Asia e all’Europa.

La guerra tra le due potenze mondiali nella produzione di petrolio ha scosso i mercati globali questa settimana, con prezzi in continuo calo, il quale ammonta al momento a 30%, e potrebbe toccare minimi mai più registrati dagli anni Novanta.

L’impatto sull’economia russa finora è contenuto, essendo le esportazioni di petrolio verso l’Asia rimaste quasi invariate a febbraio, ad eccezione di una leggera flessione. Ma l’economia russa potrebbe presto essere destabilizzata, in base alla magnitudine dello shock provocato; se il prezzo del petrolio in rubli continuerà a scendere si giungerà a un ulteriore deprezzamento della valuta.

Sebbene possa avere un bilancio molto solido, ciò non rende la Russia indipendente dai prezzi dell’energia a livello mondiale. Per quanto riguarda l’ambizioso piano di crescita economica russo, è ammissibile la necessità di ridimensionare le aspettative per l’anno corrente.

di Vittoria Scioli

L’Italia non può non giocare questa partita

“L’Eurasia ha un ruolo pivotale nelle relazioni tra Est e Ovest e nella scacchiera geopolitica globale, e i recenti accordi tariffari dell’Unione economica eurasiatica con la Cina e l’Iran ne sono una chiara dimostrazione. L’Italia non può non giocare questa partita. Così come può avere un ruolo determinante nel dibattito europeo per eliminare le sanzioni contro la Russia”.

Antonio Fallico, Console Onorario della Federazione Russa a Verona (2018)