Coronavirus, una minaccia alla crescita economica della Russia nello scenario internazionale

L’epidemia di coronavirus si sta profilando come la prima seria prova della stabilità della Russia. In questo momento di emergenza sanitaria globale, il Paese si trova in serie difficoltà per quanto riguarda l’attuazione del suo piano di crescita economica prefissato per i prossimi mesi, al fine di ampliare gli obiettivi di stabilità che la politica economica russa ha acquisito nel 2014 come suo fondamento.

L’ex-Ministro delle Finanze russo Anton Siluanov ha rassicurato sull’inalterata capacità della Russia di portare avanti le misure stabilite per aumentare la spesa di 1,3 punti percentuali, al fine di riacquisire una crescita del PIL ampiamente superiore al 2%. Ma il Ministero dell’Economia ha dichiarato che la previsione di crescita per l’anno è notevolmente ridotta.

Le misure di stimolo fiscale messe in atto per sostenere il piano di crescita programmato per il futuro potrebbero non risultare idonee nemmeno per fronteggiare la situazione attuale. Infatti, i precedenti anni di austerità e la spinta fiscale rischiano di non portare al risultato auspicato: l’impatto positivo che sicuramente si riscontrerà per quanto riguarda la crescita dell’economia interna, sarà presumibilmente controbilanciato dal rischio rappresentato dall’inevitabile recessione dell’economia globale causata dall’emergenza Covid-19, che impatta profondamente sui mercati finanziari promettendo una performance tra le peggiori dalla crisi economica mondiale del 2008.

Precedentemente allo scoppio della pandemia, la Banca di Russia aveva previsto che il contributo alla ripresa, apportato dalla componente di esportazione, di 0,6 punti percentuali sarebbe stato decisivo al raggiungimento del tasso di crescita sperato. Aspettative decisamente ridimensionate negli ultimi giorni da parte degli economisti dell’Alfa-Bank di Mosca i quali dichiarano che ci si aspetta una crescita contenuta dell’1,8% su base annua.

In uno scenario post-Covid-19, l’auspicato rilancio portato dalle esportazioni, visto il calo del commercio a livello globale e il rallentamento economico dei maggiori partner commerciali della Russia, quali la Cina e l’Unione Europea, potrebbe addirittura rivelarsi negativo.

Per quanto riguarda la politica monetaria, la Banca Centrale Russa (CBR) deve ora fronteggiare una situazione di instabilità dei mercati e un’economia globale in fase di indebolimento. Il Governatore della CBR Elvira Nabiullina ha disatteso le aspettative degli analisti, convinti che si sarebbe riusciti a far fronte alle problematiche con un ulteriore taglio dei tassi d’interesse. Il rilancio dell’economia non può partire dalla CBR, in quanto manovre di espansione della politica monetaria si scontrano con il timore di indebolire ulteriormente la moneta e di alimentare l’inflazione, già al di sotto del limite prefissato del 4%. Occorre uno spostamento verso posizioni più conservatrici per far fronte all’elevata volatilità del rublo.

Il coronavirus avrebbe ricadute consistenti anche per quanto riguarda la domanda e il conseguente prezzo del petrolio: negli ultimi giorni la necessità è quella di limitarne l’offerta e impedire così il crollo del prezzo.

I membri dell’OPEC e la Russia si sono incontrati a Vienna per discutere su come stabilizzare il costo della merce e mettere a punto tagli all’offerta volti a mitigare il drastico calo della domanda causato dall’epidemia globale. Ma la Russia non accoglie la richiesta dei tagli sulla propria produzione di petrolio, probabilmente attuando una ritorsione nei confronti degli Stati Uniti a causa delle sanzioni emanate da questi a seguito dell’ingerenza russa nelle elezioni americane.

La reazione della compagnia petrolifera statale dell’Arabia Saudita, la Saudi Aramco, è stata quella di tagliare i prezzi del greggio annunciando ulteriori provvedimenti per il mese di aprile, tra cui un incremento della produzione e il calo del prezzo di vendita agli Stati Uniti, all’Asia e all’Europa.

La guerra tra le due potenze mondiali nella produzione di petrolio ha scosso i mercati globali questa settimana, con prezzi in continuo calo, il quale ammonta al momento a 30%, e potrebbe toccare minimi mai più registrati dagli anni Novanta.

L’impatto sull’economia russa finora è contenuto, essendo le esportazioni di petrolio verso l’Asia rimaste quasi invariate a febbraio, ad eccezione di una leggera flessione. Ma l’economia russa potrebbe presto essere destabilizzata, in base alla magnitudine dello shock provocato; se il prezzo del petrolio in rubli continuerà a scendere si giungerà a un ulteriore deprezzamento della valuta.

Sebbene possa avere un bilancio molto solido, ciò non rende la Russia indipendente dai prezzi dell’energia a livello mondiale. Per quanto riguarda l’ambizioso piano di crescita economica russo, è ammissibile la necessità di ridimensionare le aspettative per l’anno corrente.

di Vittoria Scioli