Erdogan e Putin d’accordo, a Idlib entra in vigore la “pace armata”

Dalla mezzanotte di ieri è entrato in vigore il cessato il fuoco nell’area nord-occidentale della Siria, dove si erano verificati violenti scontri tra le forze dell’Esercito Arabo Siriano e le forze armate turche, appoggiate da diversi gruppi di miliziani. Le forze siriane erano avanzate nella zona con il supporto dell’esercito russo, riuscendo ad occupare territori che erano stati perduti nelle prime fasi della guerra. Russia e Turchia, dopo alcuni dissapori in merito alla vicenda libica, erano tornate sul filo dell’incidente diplomatico per la situazione ad Idlib, eventualità che sembra sventata in seguito ai colloqui del 5 marzo, tenutisi al Cremlino.

Dopo avere accusato Assad di aver infranto gli accordi di non avanzare nell’area, Erdogan ha tuttavia affermato che la cooperazione con Mosca “rimane ad un alto livello”, nonostante “non sempre concordiamo su tutto”. Il cessate il fuoco prevede un corridoio di sicurezza di 6km lungo l’autostrada M4 Latakia-Aleppo per permettere le evacuazioni, sorvegliato da un coordinamento russo-turco. L’accordo ha ricevuto l’appoggio sia di Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU, che di Josep Borrel, Alto rappresentate dell’UE per gli affari esteri. Nelle giornate di ieri ed oggi, nessun aereo militare ha volato nei cieli di Idlib.

Già nel 2018 i due leader si erano incontrati a Sochi per stabilire la de-escalation nella zona di Idlib, durata fino al febbraio di quest’anno. Le truppe dei rispettivi attori rimangono tuttavia sul territorio e allo stato attuale 8 dei 12 checkpoint militari turchi nella zona rimangono circondati dalle truppe siriane. La tregua è ancora precaria e non si possono escludere nuove escalation nei prossimi giorni.

La cooperazione russo-turca comporta interessi molto grandi e le tensioni non sono auspicabili da nessuno dei due Stati. In primis, Ankara controlla il choke point del Bosforo che consente alla marina russa di muoversi tra Mediterraneo e Mar Nero. Le relazioni interessano tutti gli ambiti, dal piano economico a quello militare. In molti ricorderanno il caso internazionale di pochi mesi fa, quando Erdogan aveva preferito il sistema di difesa missilistica S400 al corrispettivo americano, unico stato NATO ad aver affidato il settore al Cremlino. Anche gli interessi energetici sono di grande importanza, con il progetto di costruzione del nuovo gasdotto Turkstream, con cui Mosca può portare gas all’Europa aggirando l’area dell’Ucraina.

di Francesco Dalmazio Casini

Nord Stream 2: polemiche, potenzialità e stato del progetto

Una nota del Ministero degli Esteri russo, datata 17 gennaio, fa sapere che il gasdotto Nord Stream 2sarà completato nonostante le continue pressioni”. Il progetto, deciso nel 2012, ha ricevuto i primi finanziamenti nel 2017 e ha visto l’inizio dei lavori nell’autunno dell’anno successivo. Nord Stream 2 consiste nel raddoppiamento della linea di gas già esistente, Nord Stream 1, che attraverso il Baltico porta il gas naturale russo nella Germania settentrionale. La costruzione è al momento al centro di diverse polemiche. Germania e Federazione Russia sono d’accordo per la costruzione, mentre i paesi dell’Europa orientale, in primis Polonia ed Ucraina vedono nella costruzione del gasdotto un “uno strumento per la realizzazione della politica economica russa e, potenzialmente, militare”. L’opposizione più dura, tuttavia, viene da Washington, che il 21 dicembre dello scorso anno ha imposto delle sanzioni alle società coinvolte nella costruzione della linea. Per Mike Pompeo, sottosegretario alla Casa Bianca, il progetto accrescerebbe la dipendenza dell’Europa dal gas russo.

Il Nord Stream 1, inaugurato da Angela Merkel e Dimitrij Medvedev, attraversa il Mar Baltico per 1220km, collegando i terminali di Vyborg alla città tedesca di Greifswald. Le due condotte parallele di Nord Stream approvvigionano i mercati europei per un totale di 55 miliardi di metri cubi all’anno, circa il 10% del fabbisogno continentale. Il gasdotto gode dello status di progetto prioritario all’interno del TEN-E, le Reti europee dell’energia. Nell’ambito della costruzione l’Italia è stata presente grazie alla partecipazione di Saipem (posa dei tubi) e Snamprogetti (progettazione), oltre all’appalto dei prodotti per la manutenzione dei tubi, affidato a Carbonlite Italia; si stima che la costruzione dei tratti onshore e offshore sia costata un totale di circa 14 miliardi di euro.

Nell’aprile del 2017 la Nord Stream AG, società responsabile del gasdotto, ha ottenuto il finanziamento preliminare per la costruzione di altre due linee parallele al NS 1, da parte di 5 importanti società europee (ENGIE, OMV, Royal Dutch Shell, Uniper, Winthershall), che coprirà circa il 50% dei costi di realizzazione (il resto sarà coperto da Gazprom). Il gasdotto entra in mare presso Ust Luga, nella regione di Leningrado e dopo pochi km si ricongiunge alla linea NS 1, che segue fino al terminale di Greifswald. La costruzione, una volta entrata in funzione, porterà in Europa altri 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno, aumentando considerevolmente la percentuale di gas russo utilizzato in Europa. La costruzione del primo tratto è stata portata avanti da Saipem e dal gruppo Allseas, che ha dovuto interrompere i lavori delle navi posa-tubi Pioneering Spirit e Solitaire in seguito all’entrata in vigore delle sanzioni americane. In totale, circa il 94% dell’opera è stato completato, ad eccezione degli ultimi 160km. La costruzione di nuove linee di approvvigionamento è di primaria importanza per i paesi europei, che importano annualmente il 53% della produzione energetica.

Il 18 dicembre, in concomitanza con le nuove sanzioni americane, i senatori Ted Cruz e Ron Jhonson hanno pubblicato una lettera, indirizzata all’Allseas (cui è deputata la posa delle sezioni sottomarine), in cui espongono la pericolosità, per l’interesse americano, della costruzione di NS 2. Nel documento si afferma che l’interruzione dei lavori “danneggerà Putin e gli sottrarrà miliardi. Aiuterà l’Europa ed enormemente l’Ucraina, aiuterà i posti di lavoro americani. E’ molto meglio che sia il gas naturale americano – che crea lavoro qui in America – a soddisfare il fabbisogno energetico dell’Europa, piuttosto che contribuire all’aggressione militare di Putin”. L’interesse americano a impedire la costruzione del gasdotto, tuttavia, non è esclusivamente economico. I recenti sviluppi della cooperazione euro-russa sono visti a Washington come una potenziale proiezione dell’ingerenza russa in Europa. In seguito alle aperture del presidente Macron a Vladimir Putin, sfociate nel meeting di Parigi, la condizione di minaccia all’allineamento atlantico dell’UE è cresciuta, almeno secondo la percezione americana. Nei piani degli States adesso è prioritario che la sinergia russo-tedesca non si traduca in realtà, essendo la Germania l’economia più forte della regione europea, che ha più volte dimostrato, anche in relazione alle sanzioni su NS, una latente insofferenza nei confronti dell’ombrello americano. Nello stesso senso potrebbe essere stata intesa la creazione di una nuova commissione europea, voluta da Ursula Von Der Leyen, che si pone di fornire all’Europa uno strumento per una politica estera comune e che in agenda il dialogo con Mosca per la gestione delle crisi.

In seguito alla disposizione delle sanzioni il presidente Putin ha affermato che la Russia ha la possibilità di portare a termine il progetto da sola e che i lavori termineranno entro il 2020. La Gazprom già nel 2016 ha acquistato la nave posa-tubi Akademik Cherskiy, che potrebbe portare a termine il lavoro, sebbene ad una velocità ridotta rispetto a quanto avrebbero impiegato le navi dell’Allseas. L’accordo tra l’ucraina Naftogaz e la russa Gazprom, raggiunto il 23 dicembre a Vienna, ha inoltre determinato una parziale diminuzione dell’ostilità ucraina alla costruzione del gasdotto baltico, assicurando per altri 5 anni il transito del gas russo in Europa attraverso la frontiera con Kiev. I destini del gasdotto restano ancora incerti e la situazione andrà in contro ad aggiornamenti nelle prossime settimane, con la possibilità di finire il progetto per il prossimo autunno, qualora non sopravvengano particolari complicazioni.

di Francesco Dalmazio Casini