Arrivano gli aiuti della Federazione, “dalla Russia con amore”

Nella giornata di ieri sono atterrati a Pratica di Mare gli ultimi due aerei da trasporto IL-76 dell’aeronautica militare russa. I velivoli, che trasportano personale medico e materiale sanitario, si aggiungono agli altri sette atterrati a partire dalla sera di domenica.

Gli aiuti, dopo aver fatto scalo a Sochi e aver sorvolato la Turchia per evitare lo spazio aereo polacco, sono stati ricevuti all’atterraggio dal Ministro degli Esteri Luigi di Maio, che ha ringraziato pubblicamente la Federazione Russa per la solidarietà all’Italia durante l’emergenza, affermando che “coltivare certe amicizie sta pagando”. Gli aiuti, nelle scorse settimane, erano arrivati da moltissimi paesi del mondo, Usa, Cina, Cuba, Venezuela, Brasile, mentre è di poche ore fa la notizia che la Germania si farà carico di 6 pazienti in terapia intensiva dagli ospedali lombardi.

Il personale medico giunto dalla Russia, 120 persone afferenti alla Protezione Civile e all’Esercito russo, sarà assegnato all’ospedale di Sondalo, come fa sapere l’assessore lombardo Giulio Gallera. Insieme alle otto brigate mediche, sono arrivati diversi veicoli militari da trasporto, tra cui un laboratorio mobile. Il materiale sanitario comprende mascherine, ventilatori polmonari, tamponi e tutte anticontaminazione, oltre a speciali attrezzature di sanificazione. Insieme ai 100 ventilatori polmonari, dovrebbero arrivare anche i componenti per realizzare ospedali da campo.

Di Maio ha dichiarato che entro oggi, tra aiuti Russi e da parte dei paesi europei, arriveranno in Italia 10 milioni di mascherine, mentre per il prossimo mese si aspetta l’arrivo di diversi carichi di materiale sanitario dalla Cina, per un totale di 100 milioni di mascherine; secondo quanto dichiarato dallo stesso Ministro è il numero di mascherine corrispondente al fabbisogno mensile italiano. Sui pacchi di materiale e sulle fiancate dei veicoli della Federazione, un adesivo recita “dalla Russia con amore”, riprendendo in maniera ironica il titolo del famoso film di 007.

Gli aiuti sono seguiti alla telefonata di sabato tra il Presidente Putin e Giuseppe Conte, che avrebbe portato all’accordo trai rispettivi Ministri della Difesa nella sera dello stesso giorno. Non è chiaro il ruolo del deputato federale tedesco Ulrich Oehme, di AFD, che avrebbe fatto da mediatore insieme al deputato leghista Paolo Grimoldi, contattando il deputato russo Leonid Slutsky nella giornata del 10 marzo per chiedere un supporto per combattere l’epidemia.

di Francesco Dalmazio Casini

La nascita della Russia, tra vocazione imperiale e centralizzazione politica

Tra XV e XVI secolo, in Europa, in Asia e in parte in Africa, sorsero numerosi imperi territoriali con governi centralizzati e burocratici. Questa dinamica transcontinentale segnò una cesura rispetto ai modelli sociopolitici precedenti di tipo “feudale” in cui il potere centrale del sovrano era controbilanciato dal potere locale di nobili, signori della guerra e capi tribù.

Il fenomeno principale che permise la formazione di nuovi attori imperiali nello scacchiere geopolitico eurasiatico fu l’ascesa e caduta dell’Impero mongolo tra XIII e XIV secolo.

Il condottiero mongolo Gengis Khan (1162-1227), al comando delle tribù nomadi delle steppe dell’entroterra asiatico, diede vita all’impero territoriale più grande della storia: l’Impero mongolo, che, alla fine XIII secolo, nel suo periodo di massima espansione, si estendeva dal Mar del Giappone al Mar Mediterraneo, uno spazio geopolitico che copriva un terzo della superficie terrestre.

L’elemento chiave che permise la creazione e il controllo di questo enorme impero fu la spietata e formidabile cavalleria mongola, i cavalieri mongoli potevano percorrere più di 150 kilometri al giorno galoppando su terreni accidentati e sopravvivere per giorni nutrendosi del sangue dei loro destrieri. Una forza militare che all’epoca non aveva eguali, la cui mobilità permetteva il rapido collegamento di ogni punto del vasto Impero mongolo, agendo anche da vettore economico su lunghissime distanze. La formazione dell’Impero mongolo portò alla nascita di un enorme spazio di interazione commerciale lungo le vie della seta che metteva in comunicazione tutta l’Eurasia continentale.

Nella seconda metà del XIV secolo, il potente condottiero turco Tamerlano invase e conquistò i territori che si estendevano dal Mar Nero al fiume Indo rompendo la frammentata unità imperiale ed economica mongola. La conquista del potere da parte della dinastia timuride, cioè dei discendenti di Tamerlano, segnò l’inizio dell’inesorabile declino dello spazio geopolitico mongolo-timuride.

Il collasso dell’immenso impero mongolo-timuride creò un vuoto di potere che fu rapidamente colmato da ambiziose dinastie locali che diedero forma a soggetti statali fortemente centralizzati con aspirazioni espansionistiche. Questo fenomeno epocale ebbe quattro conseguenze cruciali che ridisegnarono lo scacchiere geopolitico eurasiatico e le dinamiche globali: la comparsa di tre vasti imperi islamici che formavano una grande regione musulmana dal Marocco all’India; la nascita di imperi marittimi e mercantili europei occidentali proiettatti sugli oceani Atlantico e Indiano; la penetrazione nell’entroterra asiatico da parte dell’Impero cinese sotto la dinastia Ming; la nascita della Russia zarista e la sua espansione ad est, in Siberia, fino all’Oceano Pacifico e ad ovest, in Europa orientale.

Il nucleo embrionale della Russia era la Moscovia, una regione boschiva scarsamente popolata caratterizzata da un clima estremamente rigido, che dal XIII secolo era dominata dal khanato tartaro-mongolo dell’Orda d’Oro. Nel XV secolo le famiglie dell’aristocrazia terriera russa si allearono con l’obiettivo di unificare i popoli Rus’ e di opporsi al dominio musulmano dell’Orda d’Oro. Nel 1476, Ivan III, Principe di Mosca, sancì di fatto l’indipendenza della Russia rifiutandosi di pagare i tributi imposti dal Khan che lanciò un attacco alla Moscovia. I russi, dopo quattro anni di duri combattimenti, costrinsero le truppe tartaro-mongole a ripiegare verso le steppe asiatiche e si lanciarono in una guerra di espansione che segnò la fine dell’Orda d’Oro e che quadruplicò l’estensione dei territori russi.  

Nel 1547 salì al trono Ivan IV detto “il Terribile”, il primo sovrano russo con il titolo di Zar, cioè “Cesare”. Dichiarò una guerra spietata ai boiardi, l’aristocrazia terriera russa che controllava le campagne, con l’obiettivo di centralizzare il potere. Creò una spietata milizia personale, gli opričniki (da Opričnina, il territorio governato personalmente dallo zar), con compiti di repressione dei focolai di resistenza boiarda. Conosciuti come i “cani dello zar”, gli opričniki vestivano di nero e cavalcavano destrieri dello stesso colore, il loro simbolo era la testa di cane e la scopa, per azzannare e spazzare via i nemici dello zar.

Alla morte del primo zar, nel 1584, l’aristocrazia boiarda si ribellò al potere centrale, la rivolta presto si trasformò in una guerra civile tra famiglie nobili per il trono di Russia. Solo nel 1613, Michele Romanov, esponente di una potente dinastia boiarda, riuscì ad imporsi e a prendere il potere. I Romanov resteranno al potere in Russia fino alla Rivoluzione bolscevica del 1917.

Se Ivan IV aveva dato vita ad un feroce antagonismo tra monarchia e aristocrazia per centralizzare il governo della Russia, i Romanov riuscirono a farlo integrando l’aristocrazia boiarda nel sistema di potere. Nel 1722, lo zar Pietro I istituì la Tavola dei Ranghi, un ordine gerarchico dei nobili russi che prestavano servizio per il governo di Mosca, trasformando così l’aristocrazia terriera in nobiltà di corte. Pietro I, tutt’oggi considerato un eroe nazionale russo, modernizzò la Russia facendone un potente impero proiettato verso il mondo europeo. Fece costruire, su modello delle città europee, San Pietroburgo, la “finestra sull’occidente”, impose alla popolazione il taglio della tradizionale barba russa per europeizzare la società. Sostituì il calendario bizantino con quello giuliano e attuò una riforma monetaria per omogeneizzare il sistema economico.

Pietro I non solo riorganizzò il sistema politico interno russo ma avviò una campagna espansionista che durerà per tutto il XVIII secolo. Con la Grande guerra del nord (1700-1721) la Russia zarista si aprì uno sbocco marittimo sul Baltico. Mosca si fece paladina della causa delle popolazioni slave di fede cristiana ortodossa sotto al dominio musulmano dell’Impero ottomano e, sfruttando il declino di quest’ultimo, estese i domini russi fino alle coste settentrionali del Mar Nero. All’inizio del XIX secolo la frontiera ovest dell’Impero russo correva dal Mar Baltico ai Balcani.

Parallelamente all’allargamento verso occidente, la Russia si lanciò alla conquista della Siberia. Già Ivan in Terribile, nel 1552, distrusse e conquistò il Khanato del Kazan, che si trovava tra il fiume Volga e i monti Urali. Alla fine del XVI secolo, Mosca mosse guerra al khanato tartaro della Siberia, le feroci popolazioni tartare tenevano da secoli sotto scacco la regione della Moscovia: ogni anno migliaia di russi erano deportati e venduti come schiavi lungo le rotte commerciali della Crimea, il secondo serbatoio di schiavi del mondo dopo l’Africa. La lotta ai tartari durò per due secoli e portò alla conquista totale dell’Asia settentrionale nel 1796.

All’inizio del XIX secolo, forgiata da più di tre secoli di guerre, la Russia si estendeva immensa dall’Europa orientale all’Oceano Pacifico, un enorme attore statale a cavallo tra Europa e Asia che, fino ad oggi, non ha mai smesso di giocare un ruolo determinante nella geopolitica globale.

 di Valerio Ferri

Russia-Italia, proseguono gli incontri bilaterali. Scalfarotto (Esteri) in visita a Mosca

Il 26 febbraio, poco più di una settimana dopo l’incontro romano nel formato “2+2” tra i Ministri degli Affari Esteri e della Difesa russi e italiani, si è conclusa la visita istituzionale in Russia del Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri Ivan Scalfarotto.

A Mosca, il Sottosegretario ha incontrato Timur Maksimov, Viceministro russo dello Sviluppo Economico, il loro colloquio si è incentrato sulle relazioni commerciali ed economiche tra i due Paesi, con particolare attenzione al tema della politica di sanzioni a Mosca voluta dalla Unione Europea.

“Siamo consapevoli dell’impatto delle sanzioni sulla nostra economia e stiamo continuando a sensibilizzare i nostri partner UE per una valutazione approfondita sulle loro ripercussioni”, ha dichiarato Scalfarotto.

Il rappresentante italiano ha poi incontrato Arkady Dvorkovich, Presidente della Skolkovo, fondazione che si occupa di innovazione e diversificazione dell’economia russa, con cui l’Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE), agenzia governativa italiana per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, ha siglato una partnership.


Inoltre, il Sottosegretario Scalfarotto ha partecipato alla mostra Collection Première a Mosca, la sfilata di moda più prestigiosa della Russia e dell’Europa orientale, dove oltre 100 marchi di lusso Made in Italy sono stati rappresentati nel padiglione italiano.

Ivan Scalfarotto ha ricordato che “l’Italia si conferma nel 2019 al secondo posto come paese fornitore di moda nella Federazione Russa. È un mercato che rappresenta grandi opportunità per le aziende italiane e stiamo collaborando con importatori e distributori russi affinché la qualità e la creatività dei nostri prodotti possano essere sempre più riconosciute e apprezzate”.

di Vittoria Scioli

L’Italia non può non giocare questa partita

“L’Eurasia ha un ruolo pivotale nelle relazioni tra Est e Ovest e nella scacchiera geopolitica globale, e i recenti accordi tariffari dell’Unione economica eurasiatica con la Cina e l’Iran ne sono una chiara dimostrazione. L’Italia non può non giocare questa partita. Così come può avere un ruolo determinante nel dibattito europeo per eliminare le sanzioni contro la Russia”.

Antonio Fallico, Console Onorario della Federazione Russa a Verona (2018)

Russia e Italia si incontrano a Roma, Libia e Nato i temi sul tavolo

Nella giornata di oggi, a Villa Madama, ha avuto luogo l’incontro dei Ministri Di Maio(Esteri) e Guerini(Difesa) con gli omologhi della Federazione Russa, rispettivamente Sergej Lavorv e Sergej Sojgu. A partire dal maggio del 2010, sono stati 3 gli incontri in questo formato “2+2”, l’ultimo avvenuto a Mosca nel 2013, con la partecipazione, per l’Italia, di Emma Bonino e Mario Mauro.

Sul tavolo importanti temi di natura strategica. Di primaria importanza, sicuramente, la questione Libia, cruciale per gli interessi italiani, nonostante la Federazione abbia finora espresso il suo sostegno al governo di Haftar, avversario si quello riconosciuto da Roma. Come ha affermato lo stesso Lavrov, la conferenza berlinese del 19 gennaio non ha sortito effetti duraturi sulla stabilità del paese. La linea da portare avanti, sempre a detta del Ministro russo, sarà quella di promuovere come soluzione quella raggiunta nel documento finale della stessa conferenza, rimasto fino ad ora lettera morta.

Altro tema di attualità al centro dell’incontro, sarà quello dei rapporti con la Nato. Le aperture da parte dei leader europei hanno fatto da contraltare ad un inasprimento delle sanzioni americane, specie intorno al North-Stream 2, riportando la questione russo-europea al centro del dibattito. Se Macron e Merkel hanno già mosso importanti passi di avvicinamento alla Russia, resta da vedere in che direzione si muoverà l’Italia, considerando che la cooperazione italo-russa può contare su dei rapporti tradizionalmente meno freddi e più amichevoli rispetto agli altri paesi europei.

Di Francesco Dalmazio Casini

Non abbiamo mai abbandonato l’idea di costruire una grande Europa veramente unita

“Siamo pronti a lavorare insieme per promuovere la cooperazione tra Russia e Unione europea su una base paritaria e reciprocamente vantaggiosa. Non abbiamo mai abbandonato l’idea di costruire una grande Europa veramente unita, senza linee divisorie, che includa la Russia, l’Unione Europea e i nostri comuni vicini. Nelle attuali circostanze, un passo importante in questa direzione potrebbe essere la convergenza del potenziale dell’Unione economica eurasiatica e dell’Unione europea. Unire così gli sforzi, tra le altre cose, contribuirebbe alla formazione di uno spazio di pace, di sicurezza pari e indivisibile e di un’ampia cooperazione economica dall’Atlantico all’Oceano Pacifico”.

Sergey Lavrov, Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa

Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE), reintegrata la delegazione russa

Il 29 gennaio scorso, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) ha ratificato il reintegro a pieni poteri della delegazione russa con 96 voti favorevoli, 44 contrari e 7 astenuti. I delegati russi, dopo una sospensione di sei anni causata dalla crisi ucraina, sono tornati a sedere con pieni diritti ai tavoli dell’organo parlamentare del Consiglio d’Europa.

Nel 2014, con lo scoppio della crisi ucraina, le relazioni tra Federazione Russa ed Unione Europea si sono raffreddate e l’APCE ha sospeso i diritti di voto dei funzionari russi. La risposta del Cremlino è stata il ritiro dei funzionari della sua delegazione dall’assemblea in segno di protesta.

L’anno scorso, l’APCE ha lasciato spazio ad una apertura nei confronti di Mosca ripristinando il diritto di voto della delegazione russa, apertura che ha portato il Cremlino a soddisfare diversi punti della Risoluzione 2292 (2019) nella quale venivano elencati i passaggi necessari per il ritorno russo nell’APCE.

Il reintegro della delegazione della Federazione Russa nell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa rappresenta un importante passo per il riavvicinamento tra Mosca e Bruxelles.

di Diana Sofia Ciambrone

Nord Stream 2: polemiche, potenzialità e stato del progetto

Una nota del Ministero degli Esteri russo, datata 17 gennaio, fa sapere che il gasdotto Nord Stream 2sarà completato nonostante le continue pressioni”. Il progetto, deciso nel 2012, ha ricevuto i primi finanziamenti nel 2017 e ha visto l’inizio dei lavori nell’autunno dell’anno successivo. Nord Stream 2 consiste nel raddoppiamento della linea di gas già esistente, Nord Stream 1, che attraverso il Baltico porta il gas naturale russo nella Germania settentrionale. La costruzione è al momento al centro di diverse polemiche. Germania e Federazione Russia sono d’accordo per la costruzione, mentre i paesi dell’Europa orientale, in primis Polonia ed Ucraina vedono nella costruzione del gasdotto un “uno strumento per la realizzazione della politica economica russa e, potenzialmente, militare”. L’opposizione più dura, tuttavia, viene da Washington, che il 21 dicembre dello scorso anno ha imposto delle sanzioni alle società coinvolte nella costruzione della linea. Per Mike Pompeo, sottosegretario alla Casa Bianca, il progetto accrescerebbe la dipendenza dell’Europa dal gas russo.

Il Nord Stream 1, inaugurato da Angela Merkel e Dimitrij Medvedev, attraversa il Mar Baltico per 1220km, collegando i terminali di Vyborg alla città tedesca di Greifswald. Le due condotte parallele di Nord Stream approvvigionano i mercati europei per un totale di 55 miliardi di metri cubi all’anno, circa il 10% del fabbisogno continentale. Il gasdotto gode dello status di progetto prioritario all’interno del TEN-E, le Reti europee dell’energia. Nell’ambito della costruzione l’Italia è stata presente grazie alla partecipazione di Saipem (posa dei tubi) e Snamprogetti (progettazione), oltre all’appalto dei prodotti per la manutenzione dei tubi, affidato a Carbonlite Italia; si stima che la costruzione dei tratti onshore e offshore sia costata un totale di circa 14 miliardi di euro.

Nell’aprile del 2017 la Nord Stream AG, società responsabile del gasdotto, ha ottenuto il finanziamento preliminare per la costruzione di altre due linee parallele al NS 1, da parte di 5 importanti società europee (ENGIE, OMV, Royal Dutch Shell, Uniper, Winthershall), che coprirà circa il 50% dei costi di realizzazione (il resto sarà coperto da Gazprom). Il gasdotto entra in mare presso Ust Luga, nella regione di Leningrado e dopo pochi km si ricongiunge alla linea NS 1, che segue fino al terminale di Greifswald. La costruzione, una volta entrata in funzione, porterà in Europa altri 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno, aumentando considerevolmente la percentuale di gas russo utilizzato in Europa. La costruzione del primo tratto è stata portata avanti da Saipem e dal gruppo Allseas, che ha dovuto interrompere i lavori delle navi posa-tubi Pioneering Spirit e Solitaire in seguito all’entrata in vigore delle sanzioni americane. In totale, circa il 94% dell’opera è stato completato, ad eccezione degli ultimi 160km. La costruzione di nuove linee di approvvigionamento è di primaria importanza per i paesi europei, che importano annualmente il 53% della produzione energetica.

Il 18 dicembre, in concomitanza con le nuove sanzioni americane, i senatori Ted Cruz e Ron Jhonson hanno pubblicato una lettera, indirizzata all’Allseas (cui è deputata la posa delle sezioni sottomarine), in cui espongono la pericolosità, per l’interesse americano, della costruzione di NS 2. Nel documento si afferma che l’interruzione dei lavori “danneggerà Putin e gli sottrarrà miliardi. Aiuterà l’Europa ed enormemente l’Ucraina, aiuterà i posti di lavoro americani. E’ molto meglio che sia il gas naturale americano – che crea lavoro qui in America – a soddisfare il fabbisogno energetico dell’Europa, piuttosto che contribuire all’aggressione militare di Putin”. L’interesse americano a impedire la costruzione del gasdotto, tuttavia, non è esclusivamente economico. I recenti sviluppi della cooperazione euro-russa sono visti a Washington come una potenziale proiezione dell’ingerenza russa in Europa. In seguito alle aperture del presidente Macron a Vladimir Putin, sfociate nel meeting di Parigi, la condizione di minaccia all’allineamento atlantico dell’UE è cresciuta, almeno secondo la percezione americana. Nei piani degli States adesso è prioritario che la sinergia russo-tedesca non si traduca in realtà, essendo la Germania l’economia più forte della regione europea, che ha più volte dimostrato, anche in relazione alle sanzioni su NS, una latente insofferenza nei confronti dell’ombrello americano. Nello stesso senso potrebbe essere stata intesa la creazione di una nuova commissione europea, voluta da Ursula Von Der Leyen, che si pone di fornire all’Europa uno strumento per una politica estera comune e che in agenda il dialogo con Mosca per la gestione delle crisi.

In seguito alla disposizione delle sanzioni il presidente Putin ha affermato che la Russia ha la possibilità di portare a termine il progetto da sola e che i lavori termineranno entro il 2020. La Gazprom già nel 2016 ha acquistato la nave posa-tubi Akademik Cherskiy, che potrebbe portare a termine il lavoro, sebbene ad una velocità ridotta rispetto a quanto avrebbero impiegato le navi dell’Allseas. L’accordo tra l’ucraina Naftogaz e la russa Gazprom, raggiunto il 23 dicembre a Vienna, ha inoltre determinato una parziale diminuzione dell’ostilità ucraina alla costruzione del gasdotto baltico, assicurando per altri 5 anni il transito del gas russo in Europa attraverso la frontiera con Kiev. I destini del gasdotto restano ancora incerti e la situazione andrà in contro ad aggiornamenti nelle prossime settimane, con la possibilità di finire il progetto per il prossimo autunno, qualora non sopravvengano particolari complicazioni.

di Francesco Dalmazio Casini

Le relazioni economiche italo-russe sono una necessità strategica per l’Italia

Mosca e Roma vantano una lunga tradizione di buoni rapporti diplomatici ed economici. Numerose aziende italiane operano nella Federazione Russa con stabilimenti produttivi in loco, attraverso investimenti diretti o in partnership con aziende locali. Il livello di import/export è altissimo: nel 2019 la Russia è stata il quinto fornitore di petrolio greggio e il primo importatore di gas naturali del nostro Paese.

Gli effetti sull’economia italiana delle sanzioni economiche europee alla Russia

Tuttavia, a partire dal 2014, l’Unione Europea, in risposta all’annessione della Crimea da parte della Russia, ha imposto a Mosca un duro regime di sanzioni commerciali. Gli effetti di questa politica economica hanno avuto un duro impatto sul volume degli scambi commerciali tra Federazione Russa e Italia.

Secondo i dati della Farnesina, tra 2015 e 2016 il valore dell’interscambio commerciale italo-russo è crollato da oltre 21 miliardi di Euro a 17,4 miliardi di Euro, un calo del 23,9%. In questo periodo, l’import italiano ha subito il colpo più duro (-46%), soprattutto nel settore dei combustibili, fondamentale per l’Italia: dalla Russia arriva il 65% del totale delle importazioni italiane. L’export italiano verso la Federazione Russa già nel 2015 ha visto un calo del 25,3% rispetto al 2014. Il settore che ha risentito maggiormente di questa caduta è quello dei macchinari, voce che assorbe il 26% degli acquisti russi.

L’Italia nel 2019 era al sesto posto nella classifica dei Paesi importatori e occupava lo stesso posto nella lista dei Paesi esportatori verso la Russia. L’Italia, nonostante sia tra i Paesi dell’Unione Europea che hanno subito in termini relativi la maggiore perdita economico-commerciale negli scambi con Mosca, resta il secondo partner commerciale europeo della Federazione Russa, preceduta solo dalla Germania.

Russia e Italia, tra complementarietà e grandi opportunità economiche

La Russia è il primo esportatore di risorse energetiche a livello globale, ma il suo settore industriale è relativamente ancora poco sviluppato, soprattutto per quanto riguarda l’area della produzione industriale leggera. L’Italia, invece, è carente di materie prime ma conta su un settore manifatturiero altamente diversificato e su una produzione agroalimentare di primordine. Questa complementarietà tra le due economie fa sì che quella tra Mosca e Roma sia una partnership economico-commerciale naturale e profondamente necessaria allo sviluppo di entrambi i Paesi.

La Federazione Russa comprende 85 soggetti territoriali organizzati, dal 2005, in 25 Zone Economiche Speciali (ZES), in “competizione” tra loro per attirare investimenti stranieri offrendo incentivi fiscali, doganali e amministrativi alle imprese estere che vi investono. Inoltre, Mosca ha lanciato negli ultimi anni un piano di modernizzazione economica. Questa fase di sviluppo non riguarda esclusivamente i settori strategici dell’economia russa ma anche il sistema infrastrutturale. Questa dinamica di modernizzazione ha aperto le porte di numerosi settori in pieno processo di crescita a potenziali collaborazioni straniere.

Il processo di modernizzazione e di espansione dell’economia russa, insieme al basso costo delle risorse energetiche e delle materie prime russe, è una occasione imperdibile per l’Italia. Il Bel Paese gode del favore dei consumatori russi, che considerano il “Made in Italy” sinonimo di qualità non solo nel settore delle “tre A” (abbagliamento, alimentare, arredamento) ma anche nel settore meccanico e tecnologico.

Per l’Italia le relazioni economiche bilaterali con la Russia sono di importanza strategica. La complementarietà tra i due sistemi economico-produttivi rende l’Italia il naturale ponte tra Federazione Russa e Unione Europea, proprio quest’ultima dovrebbe interrogarsi criticamente sulla dura politica di sanzioni verso Mosca e soprattutto sugli effetti che sta provocando sul breve e sul lungo periodo.

Valerio Ferri

 Fonte: InfoMercatiEsteri

 

Ritorno dei rapporti a 360 gradi con la Russia

“Comprendiamo il fatto che l’Italia sia legata agli impegni europei e non abbiamo nessuna pretesa rispetto agli amici italiani ma speriamo che l’Italia sulle sanzioni porti avanti la posizione di un ritorno dei rapporti a 360 gradi con la Russia”.

Vladimir Putin