Dimitrji Yazov, l’ultimo Maresciallo dell’Unione Sovietica

Il 25 febbraio 2020, dopo una lunga battaglia contro una grave malattia, è morto a Mosca l’ultimo Maresciallo dell’Unione Sovietica Dmitrji Timofeevic Yazov, nonché uno degli undici leader che presero parte al fallito golpe durante i tumultuosi giorni dell’agosto 1991.

Vladimir Putin e Dimitrji Yazov

Il 25 febbraio 2020, dopo una lunga battaglia contro una grave malattia, è morto a Mosca l’ultimo Maresciallo dell’Unione Sovietica Dmitrji Timofeevic Yazov, nonché uno degli undici leader che presero parte al fallito golpe durante i tumultuosi giorni dell’agosto 1991.
Il tentato colpo di Stato fu organizzato dal Comitato statale per lo stato di emergenza o Banda degli Otto, un gruppo di membri del governo sovietico, alti ufficiali del KGB e dirigenti del Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS). I golpisti erano appoggiati dell’Armata Rossa, in particolare dalle divisioni corazzate Tamanskaja e Kantemirovskaja e da alcuni reparti d’élite delle forze speciali del KGB come il Gruppo Alpha e il Gruppo Vympel. Favorevoli a questa presa di posizione così radicale erano anche alcune delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, come la Repubblica dell’Arzerbaigian, la Repubblica di Georgia e la Repubblica di Transnistria.

Obiettivo della manovra era deporre il Presidente Michail Gorbacev, che si apprestava a firmare un patto che avrebbe ridisegnato la struttura federativa dell’URSS e che avrebbe cambiato la denominazione Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche in Unione degli Stati Sovrani.

Il golpe, dopo il suo slancio iniziale, iniziò a perdere di intensità avviandosi inesorabilmente verso la sua fine tra la notte del 21 e del 22 agosto, quando Gorbacev tornerà in aereo a Mosca costringendo di fatto gli ultimi blindati e soldati al disimpegno davanti al palazzo della Duma, facendo fallire ufficialmente il piano dei congiurati, che verranno arrestati e condannati nel carcere di Matrosskaja Tisina, per poi essere amnistiati nel 1994 dal Presidente Boris El’cin. Fu una delle ultime pagine di storia dell’Unione Sovietica, che si dissolverà definitivamente nel dicembre del 1991.

Considerato uno dei più decorati e allo stesso tempo più controversi Marescialli sovietici del ventesimo secolo, Yazov è stato l’unico siberiano a ricoprire il grado de facto più elevato in ambito militare in Unione Sovietica, secondo solo dal grado più elevato de iure di Generalissimo dell’Unione Sovietica, ottenuto solo da Stalin, che però lo rifiutò.

Militare di primo livello, rappresenta uno dei tanti esempi della mobilità sociale dell’Unione Sovietica, dove un povero figlio di contadini di un remoto villaggio della Siberia riuscì ad arrivare al rango più alto delle forze armate.

Veterano della Guerra patriottica, si arruolò come volontario nell’Armata Rossa nel 1941 e combatté sul fronte di Leningrado fino alle operazioni di contrattacco contro la Wehrmacht in Curlandia nel 1944, stesso anno in cui entrò nel PCUS. Finita la Seconda guerra mondiale continuò la sua carriera nell’esercito e venne assegnato al comando della 32° Armata in Crimea nel biennio 1971-1973 e poi nel 1979-1980 fu messo a capo delle forze del gruppo centrale in Cecoslovacchia. Ironia della sorte, fu grazie alla piacevole impressione che fece a Michail Gorbacev – in quegli anni segretario generale del PCUS – che riuscì a ricoprire altri incarichi fino ad arrivare ad essere nominato Ministro della Difesa sovietico dal 1987 al 1991.

Nonostante la sua fulminante carriera e il suo carisma, oltre ad un curriculum militare di tutto rispetto, non ricevette mai il titolo di “Eroe dell’Unione Sovietica”, ma poté vantare comunque ben 14 onorificenze sovietiche, 3 della Federazione Russa, 11 estere e una religiosa.

Nel marzo 2019 è stato processato in contumacia da un tribunale lituano per crimini di guerra, per il suo ruolo svolto durante la repressione militare nel paese baltico nel gennaio 1991. Fu condannato a 10 anni di carcere. Mosca ha dichiarato di considerare questo processo un processo politico, rifiutandosi di estradare Yazov.

I suoi funerali si sono svolti nella giornata del 28 febbraio 2020, presso il Cimitero Commemorativo Militare Federale di Mosca.


di Gianmarco Maotini

Russia-Italia, proseguono gli incontri bilaterali. Scalfarotto (Esteri) in visita a Mosca

Il 26 febbraio, poco più di una settimana dopo l’incontro romano nel formato “2+2” tra i Ministri degli Affari Esteri e della Difesa russi e italiani, si è conclusa la visita istituzionale in Russia del Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri Ivan Scalfarotto.

A Mosca, il Sottosegretario ha incontrato Timur Maksimov, Viceministro russo dello Sviluppo Economico, il loro colloquio si è incentrato sulle relazioni commerciali ed economiche tra i due Paesi, con particolare attenzione al tema della politica di sanzioni a Mosca voluta dalla Unione Europea.

“Siamo consapevoli dell’impatto delle sanzioni sulla nostra economia e stiamo continuando a sensibilizzare i nostri partner UE per una valutazione approfondita sulle loro ripercussioni”, ha dichiarato Scalfarotto.

Il rappresentante italiano ha poi incontrato Arkady Dvorkovich, Presidente della Skolkovo, fondazione che si occupa di innovazione e diversificazione dell’economia russa, con cui l’Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE), agenzia governativa italiana per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, ha siglato una partnership.


Inoltre, il Sottosegretario Scalfarotto ha partecipato alla mostra Collection Première a Mosca, la sfilata di moda più prestigiosa della Russia e dell’Europa orientale, dove oltre 100 marchi di lusso Made in Italy sono stati rappresentati nel padiglione italiano.

Ivan Scalfarotto ha ricordato che “l’Italia si conferma nel 2019 al secondo posto come paese fornitore di moda nella Federazione Russa. È un mercato che rappresenta grandi opportunità per le aziende italiane e stiamo collaborando con importatori e distributori russi affinché la qualità e la creatività dei nostri prodotti possano essere sempre più riconosciute e apprezzate”.

di Vittoria Scioli

L’Italia non può non giocare questa partita

“L’Eurasia ha un ruolo pivotale nelle relazioni tra Est e Ovest e nella scacchiera geopolitica globale, e i recenti accordi tariffari dell’Unione economica eurasiatica con la Cina e l’Iran ne sono una chiara dimostrazione. L’Italia non può non giocare questa partita. Così come può avere un ruolo determinante nel dibattito europeo per eliminare le sanzioni contro la Russia”.

Antonio Fallico, Console Onorario della Federazione Russa a Verona (2018)

Coronavirus, la Russia chiude le frontiere ai cittadini cinesi

Il Coronsvirus ha ucciso più di 1800 persone, numerosi Paesi hanno imposto restrizioni sull’ingresso di persone provenienti dalla Cina a causa dell’epidemia.

Le autorità russe incaricate della prevenzione sanitaria del virus confermano che il 20 febbraio il Cremlino ha deciso di proibire l’ingresso a tutti i cittadini cinesi.

Tatiana Golikova, Vice Primo Ministro per le Politiche Sociali, il Lavoro, la Salute e le Pensioni della Federazione Russa, ha dichiarato: “L’ingresso di tutti i cittadini cinesi attraverso le frontiere della Russia sarà sospeso dal 20 febbraio per i viaggi di lavoro, privati, di studio e per turismo”.
La restrizione ai cittadini cinesi sarà temporanea.

Anche sul fronte economico si registrano notevoli criticità in relazione agli scambi commerciali con Pechino dovute al virus.

di Diana Sofia Ciambrone

Rotta del Mare del Nord, la Russia lancia un piano di sviluppo per il 2035

A dicembre 2019, il governo russo ha firmato un piano di sviluppo della Rotta del Mare del Nord, rotta navale che corre parallelamente alle coste settentrionali della Siberia, attraversando le acque della Zona economica esclusiva russa nell’Artico.

Lo scioglimento dei ghiacciai artici sta aprendo nuove possibilità per il traffico navale del tratto, rendendo questo passaggio marittimo uno scenario di importanza geostrategica per Mosca. Secondo uno studio dell’Economic Journal, l’aumento della viabilità commerciale lungo la Rotta del Mare del Nord nei prossimi anni potrebbe portare a “notevoli cambiamenti nei flussi commerciali tra l’Asia e l’Europa, una deviazione degli scambi all’interno dell’Europa, un pesante traffico marittimo nell’Artico e un sostanziale calo del traffico di Suez”.

Il piano copre una vasta gamma di priorità strategiche, dallo sviluppo delle infrastrutture e dalla costruzione di nuove navi alla mappatura delle risorse naturali e al lancio in orbita di nuovi satelliti e attrezzature meteorologiche.

Ad aprile 2020, sarà avviato un programma regionale di esplorazione geologica ed entro giugno verranno pianificati progetti infrastrutturali, in primis un collegamento ferroviario, un porto navale e una struttura di stoccaggio di gas naturale liquefatto nella penisola di Yamal, nel nord-ovest siberiano.

Uno dei principali obiettivi del piano russo per la rotta del Mare del Nord è quello di ampliare il numero di navi commerciali. Entro il 2035 saranno costruite circa 40 nuove navi, tra cui diverse rompighiaccio nucleari, fondamentali per aprire canali navigabili nella spessa calotta glaciale artica.

Rosatom, società di proprietà dello Stato russo che opera nel settore dell’energia nucleare, ha interessi chiave nella rotta artica ed ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo del piano.

Mosca, per soddisfare le sue ambizioni artiche, avrà bisogno di un massiccio impiego di risorse naturali e quindi di coinvolgere le maggiori compagnie petrolifere e di gas del Paese, come Gazprom, Novatek e Rosneft.

di Valerio Ferri

Russia e Italia si incontrano a Roma, Libia e Nato i temi sul tavolo

Nella giornata di oggi, a Villa Madama, ha avuto luogo l’incontro dei Ministri Di Maio(Esteri) e Guerini(Difesa) con gli omologhi della Federazione Russa, rispettivamente Sergej Lavorv e Sergej Sojgu. A partire dal maggio del 2010, sono stati 3 gli incontri in questo formato “2+2”, l’ultimo avvenuto a Mosca nel 2013, con la partecipazione, per l’Italia, di Emma Bonino e Mario Mauro.

Sul tavolo importanti temi di natura strategica. Di primaria importanza, sicuramente, la questione Libia, cruciale per gli interessi italiani, nonostante la Federazione abbia finora espresso il suo sostegno al governo di Haftar, avversario si quello riconosciuto da Roma. Come ha affermato lo stesso Lavrov, la conferenza berlinese del 19 gennaio non ha sortito effetti duraturi sulla stabilità del paese. La linea da portare avanti, sempre a detta del Ministro russo, sarà quella di promuovere come soluzione quella raggiunta nel documento finale della stessa conferenza, rimasto fino ad ora lettera morta.

Altro tema di attualità al centro dell’incontro, sarà quello dei rapporti con la Nato. Le aperture da parte dei leader europei hanno fatto da contraltare ad un inasprimento delle sanzioni americane, specie intorno al North-Stream 2, riportando la questione russo-europea al centro del dibattito. Se Macron e Merkel hanno già mosso importanti passi di avvicinamento alla Russia, resta da vedere in che direzione si muoverà l’Italia, considerando che la cooperazione italo-russa può contare su dei rapporti tradizionalmente meno freddi e più amichevoli rispetto agli altri paesi europei.

Di Francesco Dalmazio Casini

Non abbiamo mai abbandonato l’idea di costruire una grande Europa veramente unita

“Siamo pronti a lavorare insieme per promuovere la cooperazione tra Russia e Unione europea su una base paritaria e reciprocamente vantaggiosa. Non abbiamo mai abbandonato l’idea di costruire una grande Europa veramente unita, senza linee divisorie, che includa la Russia, l’Unione Europea e i nostri comuni vicini. Nelle attuali circostanze, un passo importante in questa direzione potrebbe essere la convergenza del potenziale dell’Unione economica eurasiatica e dell’Unione europea. Unire così gli sforzi, tra le altre cose, contribuirebbe alla formazione di uno spazio di pace, di sicurezza pari e indivisibile e di un’ampia cooperazione economica dall’Atlantico all’Oceano Pacifico”.

Sergey Lavrov, Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa

Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE), reintegrata la delegazione russa

Il 29 gennaio scorso, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) ha ratificato il reintegro a pieni poteri della delegazione russa con 96 voti favorevoli, 44 contrari e 7 astenuti. I delegati russi, dopo una sospensione di sei anni causata dalla crisi ucraina, sono tornati a sedere con pieni diritti ai tavoli dell’organo parlamentare del Consiglio d’Europa.

Nel 2014, con lo scoppio della crisi ucraina, le relazioni tra Federazione Russa ed Unione Europea si sono raffreddate e l’APCE ha sospeso i diritti di voto dei funzionari russi. La risposta del Cremlino è stata il ritiro dei funzionari della sua delegazione dall’assemblea in segno di protesta.

L’anno scorso, l’APCE ha lasciato spazio ad una apertura nei confronti di Mosca ripristinando il diritto di voto della delegazione russa, apertura che ha portato il Cremlino a soddisfare diversi punti della Risoluzione 2292 (2019) nella quale venivano elencati i passaggi necessari per il ritorno russo nell’APCE.

Il reintegro della delegazione della Federazione Russa nell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa rappresenta un importante passo per il riavvicinamento tra Mosca e Bruxelles.

di Diana Sofia Ciambrone

L’Italia è uno dei nostri partner chiave prioritari in Europa

L’Italia è uno dei nostri partner chiave prioritari in Europa. Si tratta di un dato di fatto che non subisce variazioni a seconda delle fluttuazioni nella vita politica interna italiana. I governi vanno e vengono, ma rimangono invariati i reciproci interessi che affondano le proprie radici nella tradizione storica di rapporti amichevoli, collaborazione economica, vicinanza culturale e spirituale.

Sergey Razov, Ambasciatore della Federazione Russa in Italia

World Air Forces 2020 (FlightGlobal): la Russia è la seconda potenza aerea del mondo

Secondo il rapporto annuale World Air Forces 2020, pubblicato a dicembre 2019 da FlightGlobal, la Russia dispone di una forza aerea militare di oltre 4.000 aeromobili tra aerei ed elicotteri.

Mosca, a dicembre 2019, contava un totale di 4.163 velivoli militari (l’8% del totale mondiale), seconda solo a Washington che occupa il primo posto della classifica con 13.266 unità tra aerei ed elicotteri (il 25% su scala globale). Pechino si attesta al terzo posto con una forza aerea di 3.210 aeromobili (6%).

Secondo i dati di FlightGlobal i velivoli da guerra operativi nel mondo sono 53.890, il cui 39% è composto dalle flotte aeree statunitense, russa e cinese.

Rispetto al 2018, la forza aerea russa è aumentata di 85 velivoli, mentre, quella statunitense è diminuita di 132 effettivi. La Cina è cresciuta di 23 unità.

La Russia occupa un posto tra i primi quattro in tutte le categorie di flotte aeree militari:

  • secondo posto nella categoria aerei da combattimento con 1616 velivoli (11% su scala mondiale);
  • terzo posto nella categoria missioni speciali con 127 velivoli (6% su scala mondiale);
  • quarto posto nella categoria aerotanker con 19 velivoli (2% su scala mondiale);
  • secondo posto nella categoria aerei da trasporto con 424 velivoli (10% su scala mondiale);
  • secondo posto nella categoria elicotteri da combattimento con 1.481 velivoli (pari al 7% su scala mondiale);
  • terzo posto nella categoria aerei da addestramento con 496 velivoli (4% su scala mondiale).

La Russia ha una posizione di primo piano nel campo dell’industria aereospaziale, è protagonista nella top ten mondiale dei velivoli militari:

  • tra gli aerei da combattimento, i Sukhoi Su-27/30, i MiG-29, Sukhoi Su-25 e i Sukhoi Su-24 occupano il secondo, quinto, sesto e nono posto;
  • tra gli elicotteri da combattimento, i Mil Mi-8/17 e i Mil Mi-24/35 si trovano al secondo e al quinto posto.

di Valerio Ferri

World Air Forces 2020 (FlightGlobal): link